Ar cubbano romano

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Problemi tecnici mi hanno impedito di stare sul pezzo e di ricordare uno degli attori più bistrattati del cinema italiano (per un necrologio fatto come si deve spizzatevi quello de I 400 calci).

Bistrattato perchè quasi tutti lo chiamano Er Monnezza per parlare dei film in cui recita il ruolo del commissario Giraldi.

Bistrattato perchè molto spesso i suoi film di serie B vengono visti come pellicole da cassonetto degne di essere proiettate solo da Rete 4 nei pomeriggi d’estate, senza nemmeno sapere che c’è molta più poesia ne La banda del gobbo che nelle opere di qualche titolato regista sfrangimaroni.

Bistrattato perchè oggettivamente la serie del commissario Giraldi non è alta cinematografia nè per budget nè per i contenuti ma non si può dire altrettanto di capolavori come Non si sevizia un paperino, Milano odia, la polizia non può sparare e Tepepa.

Un paio di anni fa proposi al mio collettivo un cineforum di film “leggeri” (cioè film dove non c’è il regista che ogni cinque minuti ti fa l’occhiolino e ti ricorda che stai guardando un film impegnato) che affrontavano una serie di tematiche importanti (l’antirazzismo, l’accoglienza ai profughi, la difesa dell’ambiente, il degrado indotto dal capitalismo, la lotta anticoloniale e via dicendo) con un linguaggio accessibile alle masse.

Ovviamente Tepepa era nella lista: la scena della consegna delle armi al presidente Madero parla della resistenza tradita e dei voltafaccia dei dirigenti rivoluzionari molto meglio di quanto possa fare un libro di storia, mentre si può trovare molta più rivoluzione nell’arringa ai peones che in mille fumose assemblee di movimento.

Alla fine il cineforum trash (come venne ribattezzato all’epoca) non si fece e venne sostituito da una rassegna di film impegnati™ che era comunque carina anche se estremamente convenzionale.

Io invece ancora preferisco il caro vecchio slogan «Se Madero caca, noi cachiamo su Madero».

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